È in arrivo Il Barone che non amava le rose

 Carissime.

dal 25 giugno Il Barone che non amava le rose sarà disponibile in ebook, cartaceo e Kindle Unlimited per gli abbonati.

Per voi che amate questa serie e ne avete accompagnato il cammino, ho pensato di condividere un piccolo assaggio della storia.

Nel prologo facciamo la conoscenza del nuovo Barone di Ashcombe, Alistair Gracefield, nel momento in cui la sua vita cambia per sempre.


Aprile, 1813

Il cielo del Derbyshire, plumbeo e opprimente, flagellava le brughiere con una pioggia fitta. Mentre all’esterno il vento ululava tra i rami nudi dei faggi, il salotto di Greymont Hall restava un guscio di calore dorato. Il fuoco crepitava nel camino di marmo. L’aroma della quercia bruciata si mescolava al profumo delle rose cinesi, disposte nei vasi di Meissen.

Alistair Gracefield indugiava davanti alle fiamme con le mani intrecciate dietro la schiena. Cercava conforto nella familiarità dei pannelli di quercia e nelle pesanti tende di velluto che isolavano la stanza dalla tempesta, tentando di domare un’agitazione che non voleva ammettere.

In un angolo, Lady Margaret, la zia di Charlotte, sedeva rigida al telaio da ricamo. Gli occhiali sul naso e l’attenzione fissa sulla seta, offriva la sorveglianza silenziosa necessaria al decoro di due fidanzati.

Un lieve trambusto nell’ingresso gli accelerò il battito.

Quando la porta si aprì, Charlotte parve bere la poca luce della stanza. Indossava una veste di mussola azzurra, con uno scialle di cashmere color crema a proteggerle le spalle dall’umidità delle mura. Il bagliore delle candele le rendeva la pelle quasi eterea, ma il passo incerto incrinava quell’armonia. Si avvicinò senza tendergli le mani, restando a debita distanza con gli occhi bassi.

Alistair fece un passo avanti, avvertendo un brivido. Charlotte sembrava percorsa da un tremore gelido e persino il silenzio di Lady Margaret, di solito prodiga di commenti, pesava come un ammonimento.

«Alistair, accomodati, ti prego», mormorò lei, lo sguardo inchiodato al tappeto di Aubusson.

Lui non si mosse. «Charlotte. Dimmi cosa sta accadendo».

Le spalle della ragazza cedettero. Un lungo sospiro le aprì le labbra, smorzando il crepitio della legna. «Devo rompere la nostra promessa, Alistair». La voce, solitamente cristallina, si spezzò. «A Londra, durante la Stagione, ho incontrato qualcuno. È un marchese, di antico lignaggio. Non immaginavo potesse accadere».

Il sangue gli si ghiacciò nelle vene. Il battito gli martellava nelle tempie, riducendo il salotto a una macchia di colori confusi.

Lei continuò rapida: «Vivremo a Londra. Mio padre crede sia la scelta migliore per il prestigio del casato. Saremo al centro del ton...».

Mentre lei parlava, sentì il vuoto fisico della sua distanza. Le parole dell’amica d’infanzia si sciolsero in un brusio indistinto. Il profumo delle rose si fece stucchevole, l’aria greve. In quel momento, Alistair tornò il bambino che guardava oltre le vetrate di Gracefield Hall, sognando un rifugio inesistente. Quella terra promessa stava svanendo. Un gelo assoluto attraversò la stanza, spegnendo la luce che lo aveva guidato per vent’anni.

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Con affetto,

Rossella 


 

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