Pasqua ad Ashcombe Manor
C’è un profumo particolare che il vento di aprile trascina con sé dalle scogliere del Dorset, un misto di salsedine e ginestra in fiore che, per un istante, ha il potere di guarire ogni ferita. Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire il rintocco solenne delle campane della parrocchia che vibra nell'aria immobile. Siamo nel 1811. Era l’ultima Pasqua prima che il buio iniziasse a reclamare la mente di mio padre, quando Ashcombe Manor non era una fortezza assediata, ma un regno di luce. Ricordo il fruscio delle sete nelle stanze del piano superiore. Prepararsi per la messa non era un semplice atto di devozione, ma una coreografia di nastri e aspettative. Cecily lottava con la sua cuffia davanti allo specchio, le dita agitate che cercavano di domare un ricciolo ribelle, mentre i suoi occhi già brillavano della curiosità di chi aspetta di incrociare sguardi nuovi tra i banchi della chiesa. Beatrice, con la sua consueta compostezza, sedeva immobile lasciando che la cameriera...