Il salotto azzurro
Il sole del Dorset, limpido e quasi sfacciato, filtrava attraverso le vetrate del salotto azzurro, proiettando lame di luce che danzavano tra il pulviscolo dorato e si posavano, con una sorta di riverenza, sulle trame logore dei tappeti . Ashcombe Manor , in quel mezzogiorno del 1812 , pareva sospesa in un incantesimo di seta e decadenza. Ero lì, un’intrusa vestita di futuro e anacronismi, con il fascicolo stretto sotto il braccio come uno scudo e il cuore che batteva al ritmo di una storia ancora in divenire. Lady Evelina, dal trono della sua poltrona damascata — di un azzurro che rubava i riflessi ai cieli del Mediterraneo — mi osservava di sottecchi, mentre le dita esperte infilavano, nel ricamo, le rose con una precisione chirurgica. Per lei, ero solo un’eccentrica signorina dal bonnet incerto e dagli abiti pastello, una creatura distratta con la testa tra le nuvole delle sue stesse congetture. Intorno a me, le sue figlie cinguettavano come petali dispersi dal vento, ignare che ogn...