Lettera da Ashcombe: mi presento, sono Althea
Mia cara lettrice, mi permetto di scrivervi queste poche righe mentre il sole di marzo, sfacciato e vivace, filtra tra le tende lise della mia casa nel Dorset, quasi a voler ridere della polvere che il tempo ha posato sui mobili di famiglia. Se state leggendo queste parole, significa che avete accettato l’invito a varcare la soglia di Ashcombe Manor: un luogo che, sebbene oggi conosca il peso del lutto, resta per me l'unico vero avamposto di sogni e libertà. Il viaggio che ho intrapreso tra queste pagine non è stato fatto di sole miglia, ma di scelte sofferte e di sfide aperte contro le rigide convenzioni del nostro mondo. Mi sono ritrovata a lottare tra il dovere di una figlia e il desiderio di un sapere che non accetta catene, convinta che la dignità di una donna si misuri sulla vastità della sua biblioteca e non sulla dote allegata a un contratto matrimoniale, spesso firmato più per convenienza che per stima. Dalle brughiere selvagge ai salotti dorati e spietati di Mayfair, ho...