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Benevenuti nel Salotto Azzurro di Ashcombe Manor

L'Illusione del Tramonto

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 Giungiamo oggi al terzo appuntamento con " L'onore di una rosa ". Lady Evelina deve decidere se accettare o rifiutare il suo con il Capitano. Cosa farà? Scopriamolo insieme.    Capitolo 3 La giornata era trascorsa nel limbo soffocante degli obblighi sociali. Tra le visite concordate, il pranzo con la zia e la passeggiata pomeridiana. Ogni sorriso, ogni inchino, ogni assenso dato ai giovanotti in visita era costato a Evelina più del solito. Sentiva la leggerezza della spensieratezza sfuggirle, sostituita da un’unica, bruciante impazienza. Quando lo avrebbe rivisto? Non passava istante senza che lei rivivesse quel sorriso sfacciato, il modo in cui il nastro di seta nera faticava a trattenere la scura chioma raccolta sulla nuca, o come lui chinasse il capo con un’eleganza che sfidava il rigore della sua uniforme. E la voce? Calda, autorevole, avvolgente. Senza considerare la fragranza di bergamotto e cedro che evocava nella sua mente terre lontane seducenti e belliss...

Un messaggio da Lady Evelina

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      Mia cara amica, vi scrivo mentre l’alba ancora fatica a dissolvere le ombre di Ashcombe Manor. Il silenzio, in queste stanze, è divenuto un suono assordante. Proviene dalla camera di mio marito, dove la vita scivola via come sabbia tra le dita, lasciandomi il freddo della solitudine e l’arsura della preoccupazione. Sono passati vent’anni da quando credevo che il mondo potesse essere ai miei piedi. Oggi quel mondo mi appare come un gigante pronto a schiacciare ciò che ho di più caro: le mie figlie. Le guardo — così giovani, così piene di sogni — e il mio cuore si stringe. Sono in età da marito, ma quale futuro posso offrire loro se Ashcombe cade? Come posso proteggerle dalle brutture del bisogno? Per anni ho sepolto i miei ricordi sotto strati di dovere e decoro. Ho finto che certi nomi non bruciassero più sulla lingua. Ma la disperazione, sapete, è una maestra crudele: vi costringe a guardare proprio dove avevate giurato di non tornare mai più. C’è un uomo. Un ...

Lettera da Ashcombe: mi presento, sono Althea

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  Mia cara lettrice, mi permetto di scrivervi queste poche righe mentre il sole di marzo, sfacciato e vivace, filtra tra le tende lise della mia casa nel Dorset, quasi a voler ridere della polvere che il tempo ha posato sui mobili di famiglia. Se state leggendo queste parole, significa che avete accettato l’invito a varcare la soglia di Ashcombe Manor: un luogo che, sebbene oggi conosca il peso del lutto, resta per me l'unico vero avamposto di sogni e libertà. Il viaggio che ho intrapreso tra queste pagine non è stato fatto di sole miglia, ma di scelte sofferte e di sfide aperte contro le rigide convenzioni del nostro mondo. Mi sono ritrovata a lottare tra il dovere di una figlia e il desiderio di un sapere che non accetta catene, convinta che la dignità di una donna si misuri sulla vastità della sua biblioteca e non sulla dote allegata a un contratto matrimoniale, spesso firmato più per convenienza che per stima. Dalle brughiere selvagge ai salotti dorati e spietati di Mayfair, ho...

Sussurri tra le rose

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 Come promesso, ecco a voi il secondo capitolo del racconto, prequel, di "L'onore di una rosa", la serie Regency, "Le figlie di Ashcombe Manor". Buona lettura! Capitolo 2 La testa le girava ancora, come se la musica non avesse mai smesso di suonare. Un’eco ostinata le pulsava nelle tempie, accompagnata dal calore che le incendiava le guance. Non era solo colpa del movimento o dell’aria densa della sala da ballo, c’era qualcosa di più profondo, una vibrazione inquietante che le correva sotto la pelle. L’euforia aleggiava tutt’intorno, sospesa tra il profumo di cera lucida, fiori troppo maturi e sudore trattenuto con eleganza. Eppure Evelina non si era mai sentita così viva, così ferocemente lucida, come quella sera. Il capitano Ainsworth ballava con una naturalezza disarmante. Non imponeva la guida, la suggeriva. Le sue mani accompagnavano, mai stringevano; il passo era sicuro ma attento, come se ascoltasse il ritmo prima ancora di muoversi. E poi c’era la conver...

Una visita ad Ashcombe Manor

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E se vi proponessi un tuffo nel passato? Un breve viaggio nel Dorset , nel 1812 ... ad Ashcombe Manor . Lady Evelina ha già dato disposizioni per far lucidare l'ottone a Wells e aprire ufficialmente le porte della Manor anche a voi.     Sarà un piccolo viaggio a occhi aperti. È il mio modo per ringraziarvi di come state accogliendo questa famiglia. Sarà un luogo dove rifugiarvi quando avete voglia di sorseggiare un tè, ascoltare le storie di Althea o la musica di Beatrice al piano. Vi va di fare una passeggiata tra i corridoi di questa grande mansione con me? Wells vi sta aspettando all'ingresso, e vi assicuro che Pruitt ha già controllato che tutto sia impeccabile. 👉 Venite a scoprire Ashcombe Manor Vi aspetto,   Rossella

Echi dal Salotto Azzurro: le voci dei lettori

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Mentre il sole del Dorset continua a filtrare tra le tende di seta di Ashcombe Manor , il silenzio del Salotto Azzurro è stato interrotto da un suono dolcissimo: quello delle vostre voci .  In questi primi giorni dal lancio di "L'onore di una rosa" , ho aperto virtualmente le porte della mia casa letteraria e la vostra accoglienza mi ha commossa. Scrivere è un atto solitario, ma è solo nel momento in cui una lettrice o un lettore varca la soglia della storia che i personaggi iniziano davvero a respirare. Leggere che la mia penna viene definita "elegante e matura" o che l'atmosfera di quegli anni vi ha coinvolti così profondamente, è per me il regalo più bello. Scrivere di Evelina e del suo onore è stato un atto d'amore per la Storia, e sapere che questo piccolo prequel sta trovando il suo posto nei vostri cuori mi riempie di gratitudine.   Cosa dicono di Ashcombe Manor: "Finalmente qualcuno che sa scrivere. Una penna elegante e matura che spicca....

Il salotto azzurro

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Il sole del Dorset, limpido e quasi sfacciato, filtrava attraverso le vetrate del salotto azzurro, proiettando lame di luce che danzavano tra il pulviscolo dorato e si posavano, con una sorta di riverenza, sulle trame logore dei tappeti . Ashcombe Manor , in quel mezzogiorno del 1812 , pareva sospesa in un incantesimo di seta e decadenza. Ero lì, un’intrusa vestita di futuro e anacronismi, con il fascicolo stretto sotto il braccio come uno scudo e il cuore che batteva al ritmo di una storia ancora in divenire. Lady Evelina, dal trono della sua poltrona damascata — di un azzurro che rubava i riflessi ai cieli del Mediterraneo — mi osservava di sottecchi, mentre le dita esperte infilavano, nel ricamo, le rose con una precisione chirurgica. Per lei, ero solo un’eccentrica signorina dal bonnet incerto e dagli abiti pastello, una creatura distratta con la testa tra le nuvole delle sue stesse congetture. Intorno a me, le sue figlie cinguettavano come petali dispersi dal vento, ignare che ogn...