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domenica 20 ottobre 2019

LA ROSA AL JAWADI di Alexandra Sellers



Il romanzo precedente della serie, FOLLIE D'ORIENTE, si era chiuso con quello che in linguaggio cinematografico o televisivo chiameremo cliffhanger, ovvero un elemento che in qualche modo ci lascia in sospeso, preparando il terreno per il libro successivo.

La rosa Al Jawadi, ovvero il prezioso diamante rosa che simboleggia il potere della famiglia Al Jawadi, e che rafforzerebbe la loro posizione sul trono del Bagestan, è stata rubata. Il nuovo volume inizia con una spia che si intrufola in un ufficio, a Parigi, cercando di carpire segreti informatici.


La donna interessata a queste notizie è Mariel, una giovane mandata da suo cugino nell'ufficio di Michel Verdun, uomo immischiato in diversi traffici. mentre la ragazza sta rubando dati importanti, scopre in un file una foto di un uomo dai tratti orientali, bellissimo. Non ha il tempo di realizzare di chi si possa trattare che la stessa persona si materializza davanti a lei, a sua volta intrufolatosi nel palazzo per spiare.

Si tratta di Haroun al Jawadi, cugino di Najib, ma soprattutto fratello di Ashraf, il sultano designato, qualora l'usurpatore e dittatore Gashib venga cacciato dal trono.Lei ignora tutto questo, anche perché in un primo momento, i due, inseguiti dagli uomini di Michel, non potendo fidarsi l'uno dell'altra, mentono sui loro nomi e si presentano come Emma e Fred.

Coinvolti in una rocambolesca fuga per la Francia, che li porterà anche ad unirsi ad un circo, Mariel e Horoun scopriranno un'attrazione fortissima, mentre imparano a conoscersi, sorpresi da una passione come non ne avevano mai conosciute prima.

La Sellers elabora un romanzo movimentato, dove le vicende della famiglia Al Jawadi finiscono per diventare sempre più articolate, mentre si fanno riferimenti al recente matrimonio di Najib e il personaggio di Ash, protagonista del prossimo romanzo, comincia ad emergere.

In realtà, malgrado l'avventura, la passione e il divertimento che si sviluppa nella dinamica di coppia, il lettore non può fare a meno di sentirsi, in qualche modo, nel bel mezzo di una storia che non inizia e non si conclude. Se si ha la fortuna di aver letto il romanzo precedente, in qualche modo il gusto delle vicende è più saporito, ma come romanzo fine a se stesso, si perde molto del fascino della lotta di una famiglia che rivendica il suo diritto naturale, che gli è stato sottratto.

Persino il finale, dove i due si dichiarano reciprocamente, come è tipico di tutte queste storie, in qualche modo ha il sapore del provvisorio, anche se suppongo che, alla vigilia di una rivoluzione, è inevitabile questo senso di precarietà, come la frase di Ash, alla fine del romanzo, sottolinea.

LA ROSA AL JAWADI di Alexandra Sellers



Il romanzo precedente della serie, FOLLIE D'ORIENTE, si era chiuso con quello che in linguaggio cinematografico o televisivo chiameremo cliffhanger, ovvero un elemento che in qualche modo ci lascia in sospeso, preparando il terreno per il libro successivo.

La rosa Al Jawadi, ovvero il prezioso diamante rosa che simboleggia il potere della famiglia Al Jawadi, e che rafforzerebbe la loro posizione sul trono del Bagestan, è stata rubata. Il nuovo volume inizia con una spia che si intrufola in un ufficio, a Parigi, cercando di carpire segreti informatici.


La donna interessata a queste notizie è Mariel, una giovane mandata da suo cugino nell'ufficio di Michel Verdun, uomo immischiato in diversi traffici. mentre la ragazza sta rubando dati importanti, scopre in un file una foto di un uomo dai tratti orientali, bellissimo. Non ha il tempo di realizzare di chi si possa trattare che la stessa persona si materializza davanti a lei, a sua volta intrufolatosi nel palazzo per spiare.

Si tratta di Haroun al Jawadi, cugino di Najib, ma soprattutto fratello di Ashraf, il sultano designato, qualora l'usurpatore e dittatore Gashib venga cacciato dal trono.Lei ignora tutto questo, anche perché in un primo momento, i due, inseguiti dagli uomini di Michel, non potendo fidarsi l'uno dell'altra, mentono sui loro nomi e si presentano come Emma e Fred.

Coinvolti in una rocambolesca fuga per la Francia, che li porterà anche ad unirsi ad un circo, Mariel e Horoun scopriranno un'attrazione fortissima, mentre imparano a conoscersi, sorpresi da una passione come non ne avevano mai conosciute prima.

La Sellers elabora un romanzo movimentato, dove le vicende della famiglia Al Jawadi finiscono per diventare sempre più articolate, mentre si fanno riferimenti al recente matrimonio di Najib e il personaggio di Ash, protagonista del prossimo romanzo, comincia ad emergere.

In realtà, malgrado l'avventura, la passione e il divertimento che si sviluppa nella dinamica di coppia, il lettore non può fare a meno di sentirsi, in qualche modo, nel bel mezzo di una storia che non inizia e non si conclude. Se si ha la fortuna di aver letto il romanzo precedente, in qualche modo il gusto delle vicende è più saporito, ma come romanzo fine a se stesso, si perde molto del fascino della lotta di una famiglia che rivendica il suo diritto naturale, che gli è stato sottratto.

Persino il finale, dove i due si dichiarano reciprocamente, come è tipico di tutte queste storie, in qualche modo ha il sapore del provvisorio, anche se suppongo che, alla vigilia di una rivoluzione, è inevitabile questo senso di precarietà, come la frase di Ash, alla fine del romanzo, sottolinea.

sabato 19 ottobre 2019

FOLLIE D'ORIENTE di Alexandra Sellers


Quando ero ragazzina e la questione della contrapposizione tra oriente e occidente non era ancora così forte, come in questi ultimi decenni, prima ancora di una telenovela come O CLONE, subivo un'innegabile attrazione per le storie che ci presentavano questo mondo lontano, sfuggente per molti versi, millenario per altri. Ero un'appassionata degli uomini del deserto di Penny Jordan: intraprendenti, determinati, decisi. 

Quando tra gli scaffali della mia libreria ho ritrovato la collana TENTAZIONI TRA LE DUNE, ovvero tre romanzi frutto della penna di Alexandra Sellers, autrice che non conosco, mi sono detta che potevo tentare e rituffarmi in questi romanzi brevi, che permettono alla fantasia di evadere, senza troppo impegno.


I tre romanzi in realtà sono strettamente collegati, anche se la storia inizia con dei cugini, legati alla famiglia reale del Bagestan, immaginario stato orientale, che aprono il testamento di Jasmshid, colui che era stato designato dal Sultano, adesso morto, a salire al trono. Jamshid è morto durante la guerra per cercare di abbattere l'usurpatore, Gashib, che al momento è ancora saldo al comando.


Nella cassetta di sicurezza della banca, la cui esistenza è stata scoperta solo adesso, cinque anni dopo la sua morte, c'è un testamento che svela ai suoi parenti più stretti come in Inghilterra il ragazzo si fosse sposato con una giovane donna di nome Rosalind e come lei fosse incinta, al momento in cui era partito per la guerra.


Oltre a lasciare alla ragazza tutti i suoi beni, piuttosto cospicui, le lascia anche la Rosa di Al Jawadi, un misterioso gioiello di famiglia che simboleggia il potere della famiglia reale. Ad incaricarsi di ritrovare la donna, la rosa e il futuro erede al trono, è Najib, cugino di Jamshid.


Quando Najib incontra Rosalind, rimane subito colpito dalla sua bellezza, ma anche dalla somiglianza di Samir, suo figlio, con il sultano, anche se la giovane donna, rifiutata dalla famiglia del marito, subito dopo la sua morte, nutre del rancore nei loro confronti e racconta una storia che ha dell'incredibile. Sostiene, infatti, che Samir non sia il figlio di Jamshid, malgrado la sua somiglianza, ma Najib non è disposto a crederle, nonostante la forte attrazione che nutre per lei.


Deciso a difendere il bambino e a ritrovare la Rosa che lei continua a negare di aver mai ricevuto, Najib spiega a Rosalind che la loro vita è in pericolo, perché Gashib sta cercando di rintracciare tutti i membri della famiglia reale per ucciderli e rafforzare il suo potere.


Costretta dalle circostanze ad affidarsi a lui, Rosalind lotta contro l'attrazione che sente per un uomo che non si fida di lei e al quale non può raccontare la verità su Samir, che, pur non essendo il figlio di Jamshid, è legato a Najib in modo indissolubile, senza che lui lo sappia.


La storia è carina, presenta degli elementi interessanti, ma ad un certo punto della storia, quando Najib prima accusa Rosalind di essere una spia e poi si rende conto di quale sia la verità è trattato in modo molto affrettato, come se mancassero dei pezzi e si fosse semplificato per riuscire a ridurre il racconto nelle 160 pagine, o poco più, canoniche. È un peccato, perché con maggiore spazio la storia avrebbe reso ancora di più. L'epilogo è soltanto uno spunto per agganciarsi all'altro volume.