Un messaggio da Lady Evelina

  


 

Mia cara amica,

vi scrivo mentre l’alba ancora fatica a dissolvere le ombre di Ashcombe Manor.
Il silenzio, in queste stanze, è divenuto un suono assordante. Proviene dalla camera di mio marito, dove la vita scivola via come sabbia tra le dita, lasciandomi il freddo della solitudine e l’arsura della preoccupazione.

Sono passati vent’anni da quando credevo che il mondo potesse essere ai miei piedi. Oggi quel mondo mi appare come un gigante pronto a schiacciare ciò che ho di più caro: le mie figlie. Le guardo — così giovani, così piene di sogni — e il mio cuore si stringe. Sono in età da marito, ma quale futuro posso offrire loro se Ashcombe cade? Come posso proteggerle dalle brutture del bisogno?

Per anni ho sepolto i miei ricordi sotto strati di dovere e decoro. Ho finto che certi nomi non bruciassero più sulla lingua. Ma la disperazione, sapete, è una maestra crudele: vi costringe a guardare proprio dove avevate giurato di non tornare mai più.

C’è un uomo. Un uomo che è stato il mio inizio e che credevo fosse la mia fine. Il duca di Ravenscourt. Rivolgermi a lui è come bere veleno sperando nella cura. È l’ultima persona a cui avrei voluto mostrare le mie ferite… eppure, per il bene del mio sangue, devo reclamare ciò che mi spetta.

L’onore di una rosa non è solo bellezza: è la forza di pungere quando qualcuno tenta di calpestarla.
Sto per affrontare il diavolo nel suo tempio di pietra, e non so se ne uscirò indenne.

Vi chiedo di restare al mio fianco mentre varco quella soglia.
Il 14 marzo, il passato e il presente si scontreranno.

Con la forza che resta a chi non ha più nulla da perdere,
Vostra,
Evelina

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